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Al campo base senza comunicazioni

22 aprile, giorno 15

Eccoci finalmente al campo base (5200 metri s.l.m.) qui la vita è molto diversa dalle realtà da cui proveniamo. Il primo giorno si inizia con l’acclimatamento e quindi tutto va fatto con calma, ascoltando il proprio fisico. Quindi divieto assoluto di camminate con dislivelli o peggio attività fisica sostenuta.Ed anche nel caso in cui ci si sentisse a proprio agio niente prove di forza ma lasciare che il proprio corpo si abitui all’altitudine. In caso contrario le conseguenze potrebbero essere sgradevoli con tanto di mal di montagna che pregiudicherebbe la continuazione dell’ascensione. Cio’ detto, il campo base è un’insieme di personalità molto diverse e di nazionalità varie. Ci sono americani, russi, australiani, nepalesi ed olandesi tutti animati da un medesimo scopo. Scalare la Cresta Nord dell’Everest. Alcuni sono al secondo tentativo perché si sono dovuti fermare prima a causa dei consueti problemi dovuti al meteo o semplicemente ad un cedimento fisico, altri come me sono novizi. Questa è per me la prima ascensione di un Ottomila e mi muovo con una certa circospezione evitando uscite troppo dirette ed ascoltando, ma soprattutto non ponendo la seguente domanda  “ma tu perché hai deciso di scalare l’Everest?”. Penso infatti che – senza scomodare precedenti illustri su risposte date a questa domanda – la necessità di misurarsi con qualcosa di diverso dalla quotidianità nasca da tante motivazioni difficilmente racchiudibili in una risposta a bruciapelo o catalogabili.

Cio’ detto la vita qui è piuttosto spartana e siamo battuti da un vento costante con temperature di meno 10 la notte e miti se non calde di giorno. Quindi la mattina è costellata da una enumerazione reciproca dei dolori dovuti al freddo patito nella nottata. Peccato che, passate le 11.00, all’interno delle tende, la temperatura raggiunga livelli di calore, vicino alla insopportabilità. Ad ogni modo al secondo giorno qualche piccola escursione rientra nella prassi ed abbiamo potuto superare un piccolo colle che sovrasta il campo, vedendo nella sua maestosità l’Everest ed approfondendo con Edmond l’itinerario di salita. Domani un giorno all’insegna della pulizia dai rifiuti lasciati in giro da alpinisti e trekker e al carico sugli yak dei nostri bagagli. Poi partenza per il campo avanzato a 6.250 metri, per meglio capire il nostro grado di acclimatamento.

A proposito, a causa di non meglio precisati problemi di connessionme (io un’idea l’avrei!) non è stato possibile caricare questo pezzo due gioni orsono e di questo mi scuso. Ma alla fine siamo sul tetto del mondo e forse a livello di comunicazione era andata sin troppo bene sino ad ora!

Per ora è tutto, ma anche in questo caso dal campo avanzato, verso il quale partiremo domani, non vi sarà certezza di una continuità nell’aggiornarvi. Non preoccupatevi.!

Daniele

7 thoughts on “Al campo base senza comunicazioni”

  1. Ciao Daniele. Sono con te nello spirito in questa tua meravigliosa avventura. Un abbraccio ed un grosso in bocca al lupo per i prossimi giorni. Sono orgoglioso di averti come amico. Edoardo.

  2. Effettivamente ci chiedevamo in quale hotel con idromassaggio foste visto l’assenza di comunicazioni …… 😃 complimenti grandi grandi grandi !!!!!! Alle prossime comunicazioni grazie di far vivere anche a noi questa esperienza.

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