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Ines al colle nord

9 maggio, giorno 29

Scusate se ci siamo persi un po’ di vista ma rieccoci qua. Provo a farvi un piccolo resoconto giorno per giorno se non vi annoio molto.

Mercoledì 1 maggio, siamo di nuovo al campo avanzato per migliorare il nostro acclimatamento e osare fino a quota 7000 del colle nord. Sono arrivata ieri sera, stremata ma soddisfatta. Ho voluto salire in un’unica tappa non per presunzione ma perché volevo verificare se il mio fisico ce la faceva a sopportare 1000 mt di dislivello in quota, perché è quello che dovrà fare per la vetta. Non ce l’ho fatta completamente perché ad un’ora circa dall’arrivo mi è venuto incontro un tibetano con del tè caldo e mio malgrado mi ha rubato lo zaino, che non so perché ma è sempre pesante, un vero smacco per una donna tutto d’un pezzo, ma forse è meglio non strafare. 9 ore di cammino, partita ore 9 e arrivata ore 18 passate, forse dovevo partire prima e mangiare meno a colazione: per la cronaca bevuti 2 litri d’acqua è mai urinato (questo vi fa capire quanto ci si disidrata in quota), comunque sono crollata in tenda per svegliarmi solo alle prime luci dell’alba. Che meraviglia! Sul sentiero, ben segnato, questa volta ho incontrato pochissima gente, ero solo io e la montagna, sensazione spettacolare è appagante per me. Avete visto le foto di tutte quelle meravigliose vele di ghiaccio, sembrava di essere alla Barcolada di Trieste ma nel silenzio più assoluto. La volta precedente invece c’era un via vai di yak con i carichi delle varie spedizioni che non sapevi dove metterti sul sentiero. Chi saliva e chi scendeva e quando si bloccavano davanti a te, belli, tutti agghindati come da usanza, e con il massimo rispetto: insomma dopo averli fotografati non sapevi dove voltarti. Essendo il sentiero non proprio come l’autostrada Milano Bergamo a 4 corsie.

Devo soffermarmi un momento su queste popolazioni, veramente speciali. I pastori tibetani che accompagnano gli yak, con i loro nastri colorati e i loro anelli di corno nei capelli sono molto folkloristici e non ti risparmiano mai un loro sorriso sdentato anche se sono indaffarati nel rincorrere uno yak che sta uscendo dal sentiero. Cerco con loro un contatto fisico perché sia il mio che il loro inglese non è molto corretto. E poi ci sono gli sherpa, che sono sempre intenti a preparare e livellare le piazzole dove poi pianteranno le nostre tende. Hanno zaini pesantissimi eppure ti sorpassano come se tu avessi una Smart e loro una Lamborghini, non prima però di averti chiesto se hai bisogno. Sono sempre loro che attrezzeranno la salita in quota con le corde fisse e con tutto il necessario per salire in sicurezza. In poche parole per noi alpinisti non professionisti, (parlo per me chiaramente) l’Everest rimarrebbe un sogno senza di loro.
Oggi riposo, si mangia e ci si reidrata, io mi aiuto con la storica idrolitica – ve la ricordate! Sono un po’ particolare non riesco a bere il benefico te caldo ma solo caffè a colazione e durante la giornata acqua fresca magari con bollicine, la stessa acqua che mi è stata servita bollente prima di coricarmi e che ho tenuto accanto a me nel sacco a pelo durante la notte, quando fuori e in tenda tutto ghiaccia compreso il tuo alito.

Per quanto riguarda il cibo, essendo molto pigra solo ad accendere i fornelli a casa, devo ammettere che sto mangiando molto bene. È solo una cucina un po’ speziata ma Edmond ha portato non so quanti chili di cibo italiano e spesso la cucina è la nostra, con grande apprezzamento dal resto del gruppo. Domani si prepara l’attrezzatura da alta montagna. Scarponi, ramponi, imbracatura, daisy, jumar, materassino, pila frontale insomma tutto l’occorrente perché il 3 maggio si dovrebbe andare al colle nord. Speriamo che la nevicata prevista per domani non sia ingente e non rischi di vanificare lo sforzo fatto dai nostri amici sherpa.

Giovedì 2 maggio: non solo l’attrezzatura è pronta ma è stata anche provata. Gli Sherpa hanno attrezzato la parete di una vela alta circa 15 mt con 3 chiodi da ghiaccio e noi siamo risaliti fino in cima con jumar e ramponi per poi scendere in doppia, così loro hanno potuto vedere come ci muoviamo. È stato molto divertente per me ma il fiatone per lo sforzo era allucinante, speriamo di riuscire a regolarlo meglio.

Venerdì 3 maggio: in effetti stanotte è nevicato, anche se non tantissimo, ora c’è il sole ma gli esperti annunciano vento forte per 3 giorni così Edmond, Jean e Daniele decidono di scendere al campo base, io decido di rimanere con gli altri 8 anche perché secondo Arnold (il responsabile della nostra agenzia) l’indomani si può ritentare.

Sabato 4 maggio:  e scopriremo che durante la notte il vento ululava e al colle nord ha fatto implodere 4 tende vuote (Edmond ci dirà successivamente che dal lato nepalese sono state più di un centinaio) in ogni caso tentiamo di salire anche se non è sicuro che riusciremo a pernottare a 7000 mt o se torneremo giù in serata. Ragazzi ho veramente sudato sangue! Lo spettacolo era fantastico ma non sono riuscita a fare neanche una foto. Dopo un falsopiano percorso agevolmente con i ramponi ai piedi ecco davanti a noi la parete che precede il colle. 500 mt di ghiaccio che mi sembra in verticale! Non so come coprirmi, quando arrivano le folate di vento sono freddissime ma quando ti devi issare con il jumar alle corde fisse sudi veramente sangue, il fiato è cortissimo non resta che stringere i denti e guadagnarsi metro dopo metro questa parete himalayana con seracchi sopra e sotto e in lontananza le sicure tende lasciate in mattinata. Non penso a niente se non dove mettere i piedi e le mani, sono concentratissima mi distrae solo il peso dello zaino e mi rincuora il pensiero che quando risalirò sarà più leggero perché stasera lascerò in tenda un po’ del materiale, ammesso che sia fattibile per il vento. Non perdo momento per ringraziare continuamente lo sherpa che è vicino a me. 

Non è sempre lo stesso, a un certo punto mi lascia per accompagnare giù un mio compagno che ha deciso di rinunciare e da sotto mi chiedono: Go up? Go down? Ma che razza di domande: up naturalmente. Sono venuta qui per soffrire o no? Lo sapevo che non era una passeggiata. Sono sull’Everest, sono pronta e determinata e sono felicissima di aver superato anche questa prova.
Arrivo stremata, ma non sento freddo, le tende sono tutte legate tra di loro e sono posizionate leggermente al di sotto del colle per protezione dal vento, quindi non riesco a vedere il panorama dall’altra parte, me ne dispiace ma mi rimane solo la forza di gonfiare i materassini, uno rimarrà in questa tenda e l’altro verrà con me a 7500, e infilarmi vestita nel sacco a pelo. Preferisco mangiare italiano anche se non freschissimo, mezzo panino con bresaola, grana e frutta secca, da bere devo finire la borraccia dove avevo mischiato acqua con bollicine e coca cola che mi avevano dato, per poter farmela riempire di acqua bollente per la notte. Nottata dove riesco anche a dormire nonostante il vento che sbatacchia la tenda. Acclimatamento completato, in teoria ora siamo pronti per la vetta. 

Domenica 5 maggio ore 6,30, discendiamo agevolmente, sempre assicurati alle corde fisse, i pendii che mi erano sembrati insormontabili, me la prendo comoda e scatto qualche foto intanto ci aspetta solo un’abbondante colazione in tenda al campo avanzato.

Lunedì 6 maggio: si scende al campo base per riposarsi. Ormai conosco ogni masso morenico ma i chilometri di morena sono sempre tanti così armata di sacco della spazzatura raccolgo scendendo la sporcizia che trovo così alla consegna del sacco ormai pieno mi becco anche i complimenti! E poi una doccia bollente e a nanna come un angioletto.

Martedì 7: non resta che aspettare il ritorno di Edmond e Jean che ho incontrato ieri mentre salivano al campo avanzato. Ora tocca a loro la prova del colle nord, non li invidio.

Mercoledì 8: ora le giornate al campo base scorrono lente. È già stato fatto tutto. Rimane un po’ di bucato e menomale che la lettura è intrigante, ho spedito ben 7 libri di avventura e sono solo al secondo. La tenda mensa è accogliente e i componenti del gruppo sono molto gentili ma è difficile integrarsi quando si capisce il 20% solo della lingua e questo è senza dubbio una mia mancanza. Comunque la mia priorità è la vetta e sono qui per raggiungerla. Mi dispiace solo di non avere rete per poter scrivere agli amici a casa, spero non stiano troppo in pensiero, sopratutto mia sorella Mary che ringrazio perché insieme alla sua famiglia sta mandando avanti la baracca in mia assenza.

E come dice Aldo Rock di radio Deejay: nuotate, pedalate e correte!

Ines

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22 thoughts on “Ines al colle nord”

  1. Grande Ines!!!! Sono alle prime armi come alpinista, ho fatto uscite con Ed . Anche il bianco, fai venire il fiatone solo a leggere la tua descrizione. Anche se non ti conosco sei veramente determinata !!! Dai dai non mollare sei grande, saluta Ed è il gruppo

  2. Complimenti a tutti ed in bocca al lupo per la continuazione…e nel frattempo…Tantissimi ALTISSIMI auguroni Ines, da tutta la famiglia Vicini!

  3. PER INES
    TANTI AUGURI……… dovunque tu sia ……. a km di distanza da noi,,,,, ma ad un passo dal cielo…… vicino a Andrea e Tonino, vicino alla mamma e al papà….. un compleanno davveo unico.
    Patty – Lucia – Lorena

  4. PER INES:
    TANTI AUGURI…..DOVUNQUE TU SIA…A KM DI DISTANZA DA NOI…MA AD UN PASSO DAL CIELO…VICINO A TONINO ED ANDREA, VICINO A SANTA E AL PAPÀ… UN COMPLEANNO DAVVERO UNICO💐🌸🥀🌺❤
    UN AUGURIO ANCHE AGLI ALTRI COMPAGNI DI VIAGGIO CHE FESTEGGIANO IN QUESTO STESSO PERIODO IL LORO COMPLEANNO.
    PAT, LORENA E LUCIA

  5. Grande Ines … auguriiiiii per il tuo compleanno… adesso inizia l’avvenatura … vai conquista la vetta e poi torna da noi. Ti aspettiamo a braccia aperte. Ti voglio bene … un bacione

  6. Solo una conferma dell’eccezionale persona/amica /alpinista che sei ….complimenti vivissimi !!!!….continua così. …tenacia e prudenza …noi ti aspettiamo …..Non mollare!…ce la puoi fare ! …la mia AMICA è una roccia ed io dalla pianura ti auguro di arrivare felice x aver realizzato un sogno ….siamo con te Ines. ..un abbraccio

  7. Bravissimi tutti! Anche per il lavoro ecologico in discesa verso il campo base. Buona festa della Mamma a tutte le mamme del gruppo, anche quelle a casa. Vi seguiamo con grande entusiasmo.

  8. Ciao Ines ogni giorno ti penso, forza … ormai sei vicina……
    .quanta strada hai già fatto ..sei una roccia (per rimanere in tema)…..ti abbraccio forte forte….e ti aspetto ….nel nostro paesello (pianeggiante)…. ti seguo nel blog!

  9. Mitica Ines. Come ti hanno già scritto gli altri sei forte. Vai continua così, con tenacia e prudenza, la vetta è vicina. Go Ines, go!!! Un abbraccio anche ai tuoi compagni di avventura

  10. Ines non si hanno parole per descrivere la tua impresa, forza di volonta, determinazione sacrificio , credere nell’impossibile, uno scricciolo come te, che scala il tetto del mondo , lo volevi lo sognavi lo stai perseguendo, lo raggiungerai lo toccherai con mano , … Un sogno che per una volta diverrà realtà …. An italian dream come true ….. Ti aspetto al tuo ritorno un abbraccio forte forte dall’Italia … Tuo Beppe

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