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Una lunga passeggiata

27 aprile, giorno 19

Negli ultimi 4 giorni le nostre gambe hanno percorso più di 40 chilometri con un dislivello di 2000 metri o forse più. All’andata ci sono volute 14 ore per raggiugere il campo avanzato, con una tappa intermedia che è stata come la classica oasi nel deserto per gli assetati.  Non avevamo dato troppo peso a Edmond quando serafico ci disse “prima di aver tentato un’ottomila nessuno conosce il valore della parola fatica”. Non rimane che dargli ragione. L’ultimo chilometro prima di arrivare al campo base avanzato, sorpassati già da un pezzo i 6000 metri, non riuscivo a fare più di 15 passi prima di fermarmi per riprendere fiato. Questo per darvi il quadro della situazione. L’acclimatamento funziona così: si va al campo successivo, si rimane lì il necessario e poi si riscende. Oltre una certa quota non ci si acclimata più, semplicemente la mancanza di ossigeno si nutre di voi – letteralmente. Detto questo la prossima volta che torneremo qui andremo fino al colle nord che ospita il campo 1 a 7050 metri. Una volta passata la notte a 7050 l’acclimatamento sarà finito. Poi sarà pazienza per trovare la finestra di bel tempo e sentirsi bene per fare gli ultmini 2 campi che ci conduranno alla cima. Sono state giornate toste sia dal punto di vista fisico che mentale. La sola quota prima ti fa perdere l’appetito poi il sonno e il corpo dovendo scegliere tra tenirvi in piedi o lasciarvi morire toglie energie alla digestione. AQUILEA ci da una mano con i suoi Sali Minerali ma il risultato è che si possono perdere più di 10 chili durante una spedizione di 2 mesi come questa. No, non pensateci neanche: non vale come cura dimagrante.

Ad ogni modo ieri abbiamo girato i tacchi e lentamente siamo tornati al campo base: se la salita era stata eterna la discesa non è stata da meno. 9 ore totali. In entrambe le direzioni abbiamo portato sulle nostre spalle zaini da non meno di 12 chili, benchè il governo cinese ci obblighi ad avere uno sherpa personale a testa che però – ad oggi – latita. Ma a voler vedere il bicchiere mezzo pieno tutti questi carichi pesanti in fase di acclimatamento ci farà solo bene per la fase alpinistica. Malmostosi accettiamo la nostra sorte. Dopo aver scattato un paio di fotografie e girato alcune scene abbiamo trovato un pannello solare lasciato dai cinesi dopo le olimpiadi di pechino. La storia è questa: nel 2008 il governo cinese decide che la fiaccola olimpica va portata in cima all’Everest e per filmare l’evento semina il percorso di pannelli solari e ripetitori. Passata la sbornia olimpica tutto rimane dov’è, nella noncuranza propria di tutte queste grandi iniziative in tutto il mondo. Così ieri quando abbiamo incontrato una di queste piccole installazioni abbiamo chiesto a due pastori di portarla a valle. Avrà pesato una quarantina di chili. Diverasamente da quando ci aspettavamo non è stata caricata sugli yak. A pensarci bene è normale: gli yak sono del governo cinese, non dei pastori. Quindi il compenso per questa azione ecologica andrà tutto nelle loro tasche. A noi sta bene.

A metà strada ci è venuto incontro uno sperpa di Seven Summits Treks – la nostra agenzia – portava in dono coca cola e biscotti. Eravamo così assetati che l’abbiamo accolto come uno dei re magi. L’aspetto della disidratazione non è da sottovalutare. Saranno 10 giorni che beviamo esclusivamente acqua di scioglimento. Il problema è che è talmente priva di sali minerali che è come bere niente. Non nutre il corpo. Il problema era già chiaro prima di partire: per questa ragione siamo arrivati qui con 140 chili di alimenti europei. Anzi visto che ci siamo, grazie a LOGWIN per aver pensato al nostro cargo. Perche Sì, abbiamo portato praticamente di tutto. Gli altri compagni di spedizione legati a Seven Summits scherzosamente ci hanno subito preso in giro: “italiani, pizza e mandolino”. Dopo 10 giorni hanno ovviamente cambiato idea. L’alimentazione qui è fondamentale. Tutto il mondo è paese… dilettanti. Meno scherzosamente ieri una giornalista nepalese Kalpana Marajan – anche lei a seguito di Seven Summits per scalare l’Everest –  si è sentita male dopo durante la discesa dal campo avanzato. E’ rientrata che noi eravamo già a tavola, ci ha messo 12 ore a scendere, bianca come uno straccio. Ipotermia e valori di saturazione dell’ossigeno nel sangue molto molto bassi. Subito bombola d’ossigeno e a letto. Oggi sta meglio ma probabilemente non portà continuare la sua avventura. Un peccato perché Kalpana stava riscalando l’Everest per condurre una campagna contro l’abuso sulle donne, dopo la cima avrebbe dovuto intraprendere un tour nelle scuole nepalesi per parlare di questo tema. Fate il tifo per lei.

Ad ogni modo oggi a noi sembra domenica. Riposo. I nostri valori sono perfetti. E questa mattina il pensiero di tutti è stato: DOCCIAAAAAA. Sembra una vita che non ne facciamo una. Ora speriamo che i prodotti del DOTT. NICOLA ci rimettano in sesto, visto che questi 40 chilometri a 6000 metri si stanno facendo sentire: un massaggio è quello di cui abbiamo bisogno.

Ciao Amici, ci sentiamo presto. Per qualche giorno siamo fermi qui al base, poi si riaparte.

Un abbraccio e non state in pensiero.

Jean

3 thoughts on “Una lunga passeggiata”

  1. Dai Jean-Marie, non fare il tragico!!! So che siete dei tosti e daltronde siete alla base dell’Everest mica a Planpincieux. Comunque vi vedo belli sorridenti, non sembra che la fatica vi tolga il buon umore. Bene così. Testa bassa e gambe in spalla. Vedo intorno al campo base dei pendii non troppo scoscesi, ce la farai a fare una planatina con la tua vela monosuperficie? Un saluto a te, Edmond, Daniele e Ines.

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